
apertura ore 19.30, possibilità di cenare con ai piatti Maolo dei My Awesome Mixtape per la rassegna culinaria “cene tutte suonate”
L’aperitivo-cena con musica dal vivo del Locomotivclub. Nella calda atmosfera creata dalle mura rosse, dal sipario e dalle lampade del Locomotiv ogni domenica viene imbastita una tavola ricca di prelibatezze culinarie, vini scelti e musica dal vivo di livello internazionale.
Ospiti a cene tutte suonate si sono alternati artisti del calibro di Langhorne Slim, Robin Guthrie(Cocteau twins), I Giardini di Mirò, Bachi da Pietra ed Il Genio, molti altri sono in programma per questa seconda parte della stagione.
Ad accompagnare i concerti i vini selezionati da Gusto Nudo e le colorate proposte culinarie di Maolo’s Fine Couisine, Funkyzdaura&Culinaria e Rikreazioni, a rotazione domenica dopo domenica dietro ai fornelli del locomotiv. Menu & vini verranno resi noti settimana dopo settimana sul sito e sul myspace del locomotivclub.
“Se il riferimento più immediato è all’hip-hop deviato e contaminato di casa Anticon, dei Clouddead e dei Dalek, la caratteristica distintiva dei Kill The Vultures è di sfuggire, ascolto dopo ascolto, a facile categorizzazioni: non sarebbe una forzatura affiancarlo, sullo scaffale, ai cd di Tom Waits, degli Einstürzende Neubauten o di Miles Davis… Ritmi nervosi, scarni, quasi primordiali, fanno da sfondo a campionamenti punk e scorie industriali, sonorità vintage di stampo cool-jazz e soul-blues si intrecciano a linee vocali dai toni cupi e minacciosi…”.
Nati nel Minnesota col nome di Oddjobs, composti dal producer Anatomy (Stephen Lewis) e dai 3 vocalist Crescent Moon (Alexei Casselle), Nomi (Mario De Mira) e Advizer (Adam Waytz). Il loro disco d’esordio, omonimo e autoprodotto, è diventato presto un caso nella scena musicale indipendente e non sorprenderà ritrovarlo nelle classifiche di fine anno. Se il riferimento più immediato è a certo hip-hop deviato e contaminato, come può esserlo quello di casa Anticon, dei Clouddead e dei Dalek, la caratteristica distintiva di Kill the Vultures è di sfuggire, ascolto dopo ascolto, a facile categorizzazioni: insomma, non sarebbe una forzatura affiancarlo, sullo scaffale, ai dischi di Tom Waits, degli Einstürzende Neubauten o di Miles Davis… Ritmi scarni e nervosi, poveri e quasi primordiali, fanno da sfondo a campionamenti punk e scorie industriali, sonorità vintage di stampo cool-jazz e soul-blues si intrecciano a linee vocali dai toni cupi e minacciosi. Artigiani del sample e parolieri urbani, i quattro Kill The Vultures hanno creato un suono di grande freschezza e notevole impatto, il loro è un disco destinato a durare!
“questa roba non è hip hop, almeno non del tipo che abbiamo imparato dopo anni a codificare come tale. Eppure è tutto quello che l’hip hop dovrebbe essere e non è più: rabbia canalizzata in una forma musicale fuori dai canoni. come ci avevano insegnato new kingdom, anticon e dalek (e va detto sono spesso dei bianchi a farlo), l’hip hop deve seguire il ciclo della fenice e morire per poter rinascere. kill the vultures è un nuovo nome da mandare a memoria per le teste matte: rime da battaglia refrattarie a qualsiasi vezzo stilistico vengono vomitate dai quattro in mezzo a una babele di contrabbassi, trombe e sprazzi free. poi, introdotti da un pianoforte placido, arrivano i beat senza pietà e le chitarre di beasts of burden, e viene davvero voglia di ucciderli quei fottuti avvoltoi. non (solo) hip hop, altra cosa, ma spacca, oh se spacca.”
Ingresso 8 euro con tessera arci
Piatto unico 5 euro
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