
Torna a Bologna Geoff Farina (ex Karate) con i Glorytellers, trio dalle incredibili capacità melodiche, alla riscoperta dei vecchi vinili country e blues con un’anima, sotto sotto, profondamente britannica; verrà presentato l’ultimo disco “Atone” (2009).
Vedete bene come vanno diversamente, le cose, da un lato all’altro del mondo. Noi abbiamo i seminatori d’odio, diretti eredi dei biblici piantatori di gramigna, figure di certo molto ambite nell’attuale panorama politico.
In America, al massimo, ci sono i seminatori di storie. E di gloria. Che non farebbero molta strada in una preconcetta rincorsa alla Casa Bianca, ma che nonostante tutto riescono ad esprimersi sempre al loro meglio. Ecco il caso di Geoff Farina, il Beethoven del jazz rock novantiano, non fosse altro per quei fastidiosi problemi d’udito che lo costrinsero a sciogliere i suoi Karate prima, a rifondare dal nulla una nuova araba phoenix poi Glorytellers.
Duo – ora trio – dalle incredibili capacità melodiche, alla riscoperta dei vecchi vinili country e blues con un’anima, sotto sotto, profondamente britannica: si spiegano così sia la dimensione acustica, che la profondità dei bozzetti contenuti nello straordinario esordio dell’anno scorso, patinati di una nostalgia uggiosa e di una sottile amarezza al riparo da ogni agente atmosferico, pioggia – forse – esclusa.
“Atone” (dicembre 2009) è l’ultimo episodio La matrice genitoriale rimane intatta ed immutabile: scheletri minimali, nudi ed essenziali, appena animati da vibrati chitarristici e spazzolate di batteria al limite del superfluo. Cambia, però, a tratti perfino sensibilmente, il movimento delle ballate. Il tono da tenersi su “Glorytellers” era sempre e comunque legato all’introspezione: in questo senso, il suo successore amplia le vedute e recupera quell’incarcerata solarità che troppo a lungo era rimasta in apnea. Bastino, a dimostrarlo, gli straordinari incastri di “The Lost Half Mile”, tappezzata di arpeggi alla maniera dei Kings of Convenience con blocco centrale ripartito in levare. Si sposta, a seguire, anche il nume tutelare: più e più volte appare, sibillina, un’armonica del tutto nuova per i canoni di Farina, tributo ad un menestrello di Duluth piuttosto che semplice rinforzo della flessuosa andatura jazzata dei pezzi.
TREES OF MINT è un progetto solista che nasce nel 1999. Dopo quattro anni di attività come cantante e chitarrista in una noise band cagliaritana (Virus in Pachyderm), Francesco Serra decide di abbassare i volumi ed avvicinarsi ad un’altra dimensione musicale basata principalmente su chitarra e voce. Nel Luglio e nel Dicembre del 2000 registra, nella sua stanza, il suo primo album intitolato “Trees of Mint”. Nel Dicembre del 2002 incomincia, con la collaborazione di Dainocova alla batteria, una nuova sessione di registrazione casalinga che termina, a causa di alcuni imprevisti, nel Settembre 2003. Il nuovo lavoro si intitola “Songs from Drawers”. Nel 2004 Francesco Serra realizza il suo primo video clip, interamente girato in super8, per la canzone “heroes feel alone”, contenuta nel primo album. Nel 2005 comincia a portare il progetto dal vivo: cominciano a prendere forma nuovi pezzi.. Nell’ Aprile del 2006 nasce una felice collaborazione con Andrea Siddu (Plasma Expander, Dainocova, The Flying Sebadas) alla batteria. La formula del duo (chitarra-voce/batteria) si rivela particolarmente efficace già dalle prime esibizioni live tant’è che nell’Aprile 2007 Trees of Mint è al “NHQ” recording studio di Ferrara come duo. Il nuovo disco, “Micro Meadow”, è uscito nel Gennaio del 2008 per “Here I Stay” records. Nel Marzo 2008 nasce una nuova collaborazione con Salvo Ridolfo (Squarial, Painting Void) , attuale batterista di Trees of mint. I live di trees of mint prevedono la presenza di visuals a cura dell’artista visivo Olak o di clips video realizzate da Francesco Serra.
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Apertura porte ore 21.00, inizio live ore 22.30, ingresso euro 8. Tessera arci 2010 obbligatoria.
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