apr 08

Definire i Silver Mt. Zion semplice costola dei più celebri Goodspeed You!Black Emperor sarebbe, oltre che riduttivo, anche decisamente banale. Tre membri (Efrim: chitarra, piano, voce; Thierry: contrabasso; Sophie: violino) dei suddetti canadesi, autori di alcuni capolavori a cavallo tra post-rock e prog dilatato ai massimi, si staccano nel dicembre 2001 per dare vita a questo side-project che realizzerà album che virano in direzioni diverse rispetto a quelle del gruppo madre. Se i Godspeed You! Black Emperor si dirigono verso sonorità che strizzano l’occhio a quello che viene anche definito “emotional post-rock”, i fratellastri scelgono la strada del minimalismo a colpi di contrabbassi, violini, viole e pianoforte. E’ un sound atipico, quello dei Silver Mt. Zion. Folk e musica tzigana, chamber-rock e post-rock che si incrociano in una combinazione di straordinaria intensità emotiva. Lunghe suite sfiorano la catarsi spirituale proponendo canti lacerati, impetuose frustate passionali, vorticosi climax, austerità classica.
Il primo album “He Has Left Us Alone, But Shafts Of Light Sometimes Grace The Corner Of Our Rooms”, pubblicato nel 2000 per la Constellation, ripercorre le vie del tempo che scorre. Si aprono le rotte dell’eternità di fronte a strazianti suite dal mood intimista e apocalittico.
Dopo l’allargamento della formazione a sei unità, e la conseguente ridenominazione della band a nome Silver Mt.Zion Memorial Orchestra & Tra-la-la Band, i canadesi pubblicano “Born Into Trouble As Sparks Fly Upward”, registrato in due sole settimane. Lo spleen decadente che caratterizzava l’opera prima qui viene, quantomeno in parte, annullato. Un sound decisamente più aggressivo e veemente, unito a sezioni sonore di stampo più elettronico e, perché no, pop, vivacizzano l’opera.
“Born Into Trouble As The Sparks Fly Upward” chiude di fatto la prima parte della carriera del sestetto canadese. Il successivo “This Is Our Punk Rock” del 2003, infatti, segna un netto cambio di rotta e si erge a vero e proprio manifesto programmatico del progetto Silver Mt. Zion. Quello che loro chiamano punk-rock è infatti null’altro che l’amalgama di un certo folk, che potremmo definire incorporeo e frustrante, unito a quel post-rock che percorre le scie celesti dell’eternità. Lo slancio tragico si fonde a un’attitudine prettamente emozionale, culminando in istanti di massima catarsi, di orgasmo dei sensi, di spasmodico caos.
Ideale punto di contatto tra invettiva illuminista ed estetica romantica, “13 Blues For Thirteen Moons” collega approcci musicali differenti in un riuscito mix. Vengono meno molto spesso violini e viole, in favore di sfuriate a ritmo di chitarre che si impennano progressivamente, secondo la miglior tradizione del math-rock. Restano però elementi di continuità, quali il canto sfrenato, emotivo, viscerale del menestrello Efrim Menuck, o le scogliere del suono sulle quali vanno ad infrangersi le chitarre.
Il 2010 segna un nuovo capitolo dell’avventura della band di Montreal. Con “Kollaps Tradixionales” Efrim Menuck e co. ancora una volta non deludono le attese: evitando sterili esercizi di stile, centrano ancora una volta quell’obiettivo che non hanno mai mancato: il cuore.

Hrsta, ovvero l’ennesima progenie dei Godspeed You! Black Emperors, maggiori esponenti di quel rock massimalista, wagneriano, parente remoto del rock progressivo, cugino primo del postrock americano che ha trovato humus di cui pascersi nel Quebec. Il quartetto di Montreal guidato da Mike Moya (G.Y!B.E., Set Fire To Flames) giunto al suo terzo album dà vita a nove canzoni che non possono non richiamare alla mente gli episodi più sognanti e dolorosi degli Swans di “Children Of God” (si ascoltino in “Beau Village” le litanie di Moya, i cui registri alti fanno pensare a Jarboe), eseguiti con ampio uso di archi e bordoni di organo. Un sogno amniotico al rallentatore questo “Ghosts Will Come…”, una manciata di vento fresco negli occhi (la polifonia sacra di “The Orchard” ricorda un altro modello femminile, Lisa Gerrard). C’è un che di spirituale, un soffio trascendente in questi brani malinconici ma anche gonfi di speranza buona. Dopo la lisergica e floydiana “Kotori” c’è spazio, a chiudere la raccolta, per una struggente cover dei Bee Gees, una pensosa “Holiday” traslata in chiave gotica. Capita che la delicatezza colpisca con il suo soffice maglio i cuori più teneri.

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Apertura porte ore 21.30, inizio live ore 22.00, ingresso euro 13. Tessera arci 2010 obbligatoria.
Per ulteriori info 3480833345 – express@locomotivclub.it

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