Gender Jukebox Competition a seguire Discomobile Athletic Party
Nov 06


Una rivoluzione gentile. Per certi versi si potrebbe riassumere così la parabola di Four Tet (all’anagrafe, Kieran Hebden). Pochi altri artisti hanno infatti lasciato un segno così potente nell’ultimo decennio: anni in cui la bedroom music (ovvero musica che è possibile fare nella propria camera con l’ausilio del proprio laptop e nient’altro: un’attitudine, più ancora che uno stile) è diventata regola diffusa, trovando in Four Tet il più geniale degli innovatori e quello che ha raggiunto i più alti risultati artistici. Il tutto senza mai perdere una innata timidezza, una grande gentilezza di modi. Atteggiamento davvero raro, se pensiamo che ormai da anni Four Tet è uno degli artisti di punta della Domino (l’etichetta che ha lanciato dal nulla Franz Ferdinand ed Arctic Monkeys) così come è adorato da Thom Yorke e dai Radiohead tutti, che più volte lo hanno chiamato come remixer e come compagno di tour, considerandolo un caposcuola assoluto e una grande fonte di ispirazione.
Dopo un primo album uscito nel 1999 (“Dialogue”) già interessante ma ancora acerbo, è nel 2001 con “Pause” che Kieran si mette improvvisamente al centro dell’attenzione. Merito di una sorprendente capacità di mescolare schegge di hip hop, jazz, folk, indie rock, lavorando col proprio laptop come se fosse un’arma dalle infinite possibilità. Nella sua musica, pop e sperimentazione estrema convivono in equilibri affascinanti ed imprevedibili.
Gli album successivi (“Rounds” nel 2003, “Everything Ecstatic” nel 2005, “Ringer” e il nuovo “There is Love In You”) trovano unanimi riscontri di critica e pubblico, vista la capacità di Hebden di non deludere mai e rinnovarsi ogni volta, pur mantenendo il proprio inconfondibile marchio decostruttivista.
Ci sono poi svariati remix (andando da materiale di Steve Reich a quello dei Kings Of Convenience, passando per Badly Drawn Boy e The Notwist) e una fortunata collaborazione con un maestro della batteria jazz, Steve Reid, che ha recentemente dato vita a ben tre lp in meno di due anni. Segno che la bedroom music di Four Tet ha davvero la statura per dialogare con le più alte forme sonore contemporanee.
Apriranno le danze i Caribou, creatura di Dan Snaith, band canadese cresciuta suonanado negli stessi locali degli Arcade Fire e arrivata ora al quinto album, di cui due registrati a nome Manitoba.
La band di Dan Snaith è capace come poche di avvicinarsi tanto alla psichedelia quanto all’electro-pop dando l’impressione che nulla sia lasciato al caso. Il nuovo album dei Caribou si chiamerà ‘Swim‘ e uscirà per la City Slang il prossimo 19 Aprile, a due anni dal precedente e acclamato ‘Andorra’ (pubblicato sempre da City Slang). Dan Snaith ha registrato il nuovo disco tra il Galles e l’Ontario, nello studio di Jeremy Greenspan dei Junior Boys a Hamilton. Vi si potrà trovare anche un brano registrato con un quartetto free-jazz di fiati di Toronto e una traccia cantata da Luke Lalonde della band canadese Born Ruffians (che nel 2008 erano in short list per il Polaris Prize, equivalente canadese del Mercury Prize inglese, vinto poi proprio dai Caribou con il disco ‘Andorra’). John Schmersal degli Enon è il nuovo bassista dei Caribou, entrato al posto di Andy Lloyd ora in forza ai Born Ruffians.
La scaletta completa dell’LP, composto da 9 tracce, è la seguente: ‘Odessa’ (scaricabile in anteprima dal sito ufficiale della band), ‘Sun’, ‘Kaili’, ‘Found Out’, ‘Bowls’, ‘Leave House’, ‘Hannibal’, ‘Lalibela, ‘Jamelia’. Le caratteristiche che hanno reso grande il sound della band restano invariate, ma ciò che impressiona positivamente è la presenza di una massiccia dose di synth, che ben sposano l’animo psichedelico del gruppo.
Il primo album dei Caribou/Manitoba ‘Start Breaking My Heart’ è stato pubblicato nel 2001, a cui è seguito (sempre sotto monicker Manitoba) nel 2003 ‘Up In Flames. Dal cambio di nome in Caribou la band ha pubblicato nel 2005 ‘The Milk of Human Kindness’ e nel 2008 ‘Andorra’, ed è in procinto di pubblicare il nuovo ‘Swim’.

Dal vivo i Caribou sono un’esperienza unica grazie ai due batteristi che suonano uno di fronte all’altro, alla soave voce di Dan, abile direttore d’orchestra dei suoi musicisti, e alle lisergiche video proiezioni che impreziosiscono ogni loro esibizione. Quest’anno stanno registrando sold out ovunque, ed anche in Italia il loro concerto di Aprile a Milano ha fatto parlare della band e della loro splendida esibizione.
I Caribou sono capaci di risvegliare senza azzardo paragoni con band come Byrds e Beach Boys, riportando in augè la psichedelia legata al pop. Dan Snaith è inequivocabilmente uno dei talenti più frizzanti dell’indietronica virata al pop, e che con il supporto in studio di Jeremy Greenspan gioca in modo impeccabile con un tocco elettronico soft.

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