NATHAN FAKE + AFTER CRASH

Quando:
25 marzo 2017@21:30
Dove:
Locomotiv Club
Via Sebastiano Serlio
25, 40128 Bologna
Italia
Costo:
12€ + dpp
Contatto:
Locomotiv Club
3480833345
NATHAN FAKE + AFTER CRASH @ Locomotiv Club | Bologna | Emilia-Romagna | Italia

NATHAN FAKE
Growing up in Norfolk and attending a school where being into music made you an outsider, Nathan Fake’s early interest in the electronic scene came from hearing acts like Aphex Twin and Orbital on the radio and reading about the equipment they used in music magazines. Having begun to acquire and experiment with his own gear, an encounter with James Holden in 2003 led him to align with the then fledgling label Border Community, releasing his first material, the “Outhouse” single, that same year.
The relationship with Holden’s label continued with further EP releases – “The Sky Was Pink” and “Silent Night” – leading to his breakthrough debut album “Drowning In A Sea Of Love”, released in 2006 to widespread praise from the likes of Pitchfork and the Guardian, and hailed as one of Mixmag’s top albums of that year. Fake recorded two further albums for the label – 2009’s “Hard Islands” and “Steam Days” in 2012 – before establishing his own label Cambria Instruments in 2014 alongside former Border Community associate Wesley Matsel. Their collaborative single “Black Drift / Bismuth” was followed by Fake’s solo effort “Glaive” EP in 2015.
Throughout this time he also took on a number of impressive and diverse remixes, from Radiohead to Jon Hopkins to Clark, working for labels such as Ninja Tune, Domino, Warp and Kompakt. Extensive touring has taken his sound across the globe, including notable tours with Orbital, Four Tet, Jon Hopkins & Clark.
In September 2016 Nathan announced his signing to Ninja Tune with “DEGREELESSNESS / Now We Know” 12”, featuring NYC’s Prurient aka Vatican Shadow (Hospital Productions). This is the first music to be released from his forthcoming album for Ninja Tune, set for release in 2016.

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AFTER CRASH
“After Crash is about love and friendship”. Così Francesco Cassino e Nicola Nesi, da Bologna, sintetizzavano la propria band e la propria musica, e non è difficile immaginare il perché: “#Lostmemories”, il loro esordio, sembra voler urlare tutta la vita e tutto il presente che c’è dentro queste nove tracce. E senza bisogno di troppe parole. Sono inni all’esistenza, a tutto ciò che accade, alle separazioni e agli errori, al talento e alla magia di fare musica. Come “We Leave”, apertura e pezzo-anthem à la M83, che fa venire una voglia irrefrenabile di alzarsi e fare qualcosa, di non perdere un minuto, scegliere un aereo a caso, ritrovarsi a New York a guardare le luci frenetiche della città. O magari a Londra, luogo che nel percorso musicale ed umano degli After Crash ha avuto importanza tanto quanto Bologna (leggasi per entrambi triennale in composizione e produzione di musica applicata all’University of Hertfordshire e master alla Goldsmiths, University of London). Folgorati nell’adolescenza da “Ok Computer”, cominciano una ricerca musicale totalizzante, mischiando elettronica e acustica, componendo colonne sonore, accompagnamenti per spettacoli teatrali, pubblicità. L’ampiezza del territorio in cui sanno muoversi con disinvoltura è sterminata, così come la capacità di fare propri tutti gli stimoli con i quali vengono a contatto. Portandosi sempre dentro la raffinatezza dei Telefon Tel Aviv, giocano con tante identità: immagazzinano Jon Hopkins nei momenti più battuti (“Overrated”, “Timeless Room”), poi rallentano per prendere a braccetto James Blake (“Leica”). Sfoggiano contaminazioni ambient degne di Nils Frahm (“Delplace”), introducendole col monologo dello Steiner/Alain Cuny ne La Dolce Vita, quando ricorda che “è la pace che mi fa paura. Temo la pace più di ogni altra cosa: mi sembra che sia soltanto un’apparenza, e che nasconda l’inferno”. La pace è stasi, quindi meglio non adagiarsi troppo, meglio stravolgere e trasformarsi ancora: diventando per quattro minuti una band post-rock (“Texture in Pectore”), dei compositori sopraffini di pezzi pop (“Don’t Change For Me”), o dimostrando di sapersi difendere bene anche nel tenere una pista da ballo (la finale “Transports”). Infiniti spunti, riuniti sotto il filtro del ricordo, come il titolo dell’album. Nessuna nostalgia, ma un post-it per il futuro che è già presente e va vissuto al meglio. Con un titolo che cita l’hashtag ufficiale della settima edizione del roBOt Festival, la cui partecipazione è stata una presa di coscienza importante nel percorso che ha portato alla stesura di questo disco. Disco che è passato attraverso le sapienti mani di Andrea Sologni (Gazebo Penguins) per la registrazione e il missaggio nel suo Igloo Audio Factory, con il mastering finale al Calyx Studio di Berlino. E in tutti i trentacinque minuti di musica, c’è una caratteristica che emerge chiara e forte: l’eleganza che Francesco e Nicola hanno saputo mettere in ogni brano, in ogni scelta. Non c’è elemento che stoni, non un’aggiunta di troppo, o un pezzo al posto sbagliato. Sanno essere sofisticati e leggeri, sanno accelerare e prendersi delle pause, sanno cosa va fatto in ogni momento. Non sono doti da poco, figlie dell’abnegazione e dell’esperienza (nonostante sia un esordio), ma soprattutto della propria bravura e del proprio gusto. Sono cose preziose che rispondono al nome di talenti, e che vanno sì coltivate ogni santo giorno, ma che sono innate. E soprattutto, come tutte le cose preziose, col tempo non potranno che aumentare di valore.

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